Cuccurucucu’ Paloma

Cuccurucucu’ Paloma ahi ahi ahi ahi ahi cantava. Cuccurucucucucucucu Paloma ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi cantava.       Ho beccato questa canzone in radio e adesso mi gira in testa mentre cerco un parcheggio dopo aver guidato da cani per tutti i 50 Km.  La canzone mi serve e mi aiuta, dilata i miei pensieri buoni e sta mandando a casa quelli cattivi. La musica mi accompagna da sempre, non c’è mai stata un auto mia che due ore dopo l’acquisto non avesse la sua brava autoradio. Sono nervoso, lo dico? L’ho detto! Sono nervoso e guido malissimo: adesso che Battiato ha ricominciato il refrain le serenate all’istituto magistrale nell’ora di ginnastica o di religione mi hanno fatto pensare all’eccitazione degli anni liceali, a quei giorni di sesso e felicità, senza saperlo senza cercarlo…senza capirlo. Per carnevale suonavo sopra i carri in maschera e ci siamo conosciuti 2 anni fa ad un carnevale ricordi Giulia? Avevo gia’ la luna e Urano nel Leone, perché è stato immediato, e se ci pensi meno di un attimo è stata la stessa cosa per te.

Mi hai detto – Ma questa non era la sera di vestirsi in maschera!-  ed io sono rimasto lì come un minchione ridendo senza trovare nessuna delle mie battute micidiali. Dovevo capirlo da quell’improvviso stordimento che eri una cosa diversa: mi sono messo a ridere come un cretino, niente ti ho detto, nemmeno una controbattuta standard. Ballare abbiam ballato e c’era un gran casino a casa di Lucio, c’era anche quello stronzo, come si chiamava, quello che ti aveva accompagnato che ridendo mi guardava carico d’odio. Eri bellissima, sexy e simpatica, spargevi odore di sesso tutt’attorno; ti sedevi ed eri sensuale , giravi la testa e facevi eccitare, accavallavi le gambe e ne avevi 4 o 5 davanti che dicevano le solite cazzate che dicono gli uomini in queste circostanze, le solite inascoltabili e ridicole cazzate.

IO NO, sono uno stratega io: analizzata in meno di 40 secondi la situazione ho stabilito che non dovevo cercarti palesemente. Prima cosa attenzione ma non ossessione. Seconda cosa sei la più figa di tutte ed io però ho un’ altro pensiero in testa. Terza cosa devi convincermi con la testa che hai, il resto si vede e non mi basta. Fantastico eh,  peccato che ci sia riuscito solo quella volta Giulia. Lo stronzo di cui sopra ti volteggiava attorno assieme ad altri come un caccia che cerca la traiettoria giusta, lui sì che era uno spettacolo da teatro. Battute, risatine, e ti porto da bere e ti parlo da vicino così da sfiorarti, e muovo le mani con eleganza affettata….sei mia donna diceva, è fatta sei fatta. Gioco chiuso

GIOCO APERTO! Quella sera sei tornata a casa con me, gioco aperto e, incredibilmente, mi sono comportato con gradevole simpatia, nemmeno una parola fuori posto o un gesto di troppo; quando un attimo prima di entrare nel portone mi hai baciato sulla guancia e mi hai sorriso ero ormai finito.

Il mare nel cassetto, le mille bolle blu, e io ho già perso due o tre posteggi perché ho la testa altrove, rivedo il portone e quel sorriso ha una vita lunghissima.  Sono emozionato e quello lì è un posto: fermi tutti. MIO!  Esco e ti vengo a cercare. Ho preparato una decina di discorsi intelligenti adatti a non farmi prendere per il culo appena ti compaio davanti. Tutti inutili e dimenticati, quando arrivo e ti vedo ti dico solo Ciao e poi vado avanti a braccio, vado avanti. Che sono teso e ho la lingua attaccata al palato e negli ultimi 20 minuti mi sono ripetuto che è una storia come un’ altra, che bisogna prendersela con filosofia ( la frase più cazzona del mondo) che bisogna dimostrarsi interessati ma non sconvolti, Giulia.
Cuccurucucuu’ Paloma, ahi ahi ahi ahi ahi cantava. Tengo la radio accesa e non riesco a scendere: non ho filosofie, non ho strategie, non ho scuse né battute. Non ho un cazzo di niente e vengo su lo stesso. Insomma mi sono eccitato. Che significa? Dai non puoi farmi anche questo, cioè me lo hai sempre fatto ma adesso è diverso, santo Dio, adesso cosa c’entra sto coso ingombrante dentro i pantaloni? Cantami o diva dei pellerossa americani le gesta erotiche di squaw Pelle di Luna perché alle mie non voglio pensare, non posso, il portone ti ha di nuovo inghiottita.

Oggi di meno

Non è stata una bella giornata ieri. Avevo un’idea diversa, di quelle basate su niente: sono le migliori, spuntano così come un fungo dopo la pioggia e tu le guardi contento magari pensando che è merito tuo, di una tua ricerca; invece sei soltanto uno spettatore interessato.  In macchina sotto casa tua ho cambiato venti volte stazione alla radio, ho fumato due sigarette, col finestrino aperto però che poi ti lamenti sempre – c’è puzza di fumo qui!- In macchina ho atteso il miracolo di vederti scendere le scale e godere del tuo passo da femmina sui tacchi che mi fa morire ogni volta. Sai che faccio Giulia? Faccio finta di essere un altro e di stare lì per caso, magari aspettando la nonna o la zia, e tu scendi le scale ed io mi dico  - ma guarda che bona, ma chi sarà, devo conoscerla, devo inventarmi qualcosa.

Non ci siamo lasciati ma neanche presi Giulia. Ci siamo misurati, in giro, a pranzo e dopo. Lo sapevo dentro di me, la telefonata aveva fatto suonare tutti i campanelli d’allarme ed io, diligentemente, ieri li ho spenti uno per uno. Quando mi ci metto sono bravo, un campione di analisi e compromesso dialogante. Peccato che duri poco. Ci siamo misurati anzi mi hai delimitato TU:  sei così e così, di là c’è quello e di qua questo e il cielo sopra di noi non lo conosci nemmeno: come hai fatto donna? Una lezione perfetta tenuta fra edicola, negozi vari, pasticceria, amica incontrata per caso e casa mia. Tu dentro le cose e i gesti del mondo ed io al guinzaglio. Non mi piace e fanculo alle analisi.

Sul dopo meglio stendere un velo perchè io, che avevo una gran voglia stupida di te, me la son tenuta visto che mi parlavi e parlavi e parlavi, e accavallavi e scavallavi le gambe e avevi sù le autoreggenti che ti stanno bene da morire ( ti sta bene tutto).
Ho pensato che significa? Me la fa sentire nell’aria con la faccia di chi dice- Stai fermo lì! si guarda ma non si tocca! Zitto che adesso ho da dirti delle cose.-
Ed io zitto son stato zitto: mi sono detto – Vuoi fregarmi e farmi fare la figura dello scemo con la lingua di fuori e gli ormoni senza controllo? E io sono tranquillo, Vedi? Tranquillissimo, delle tue cosce e del tuo profumo non me ne frega niente. Parliamo, è meglio, dobbiamo chiarire dolcemente alcune cose, alcuni momenti.
Parliamo che questi cazzo di uomini con la loro idea fissa sono insopportabili. Giulia guarda come sono corretto. Riesco perfino a guardarti negli occhi invece che nella scollatura, e discutiamo… dei momenti che, delle sensazioni che poi, delle, delle delle.

Più discuto meno mi passa il desiderio di averti: non riesci a farmi asettico e meditativo. Niente da fare, sarà per come ti vesti, per come profumi, forse per il modo in cui muovi le mani.  Così sono diventato ridicolo. Ecco se era questo che volevi ci sei riuscita benissimo: sono ridicolo mentre cerco di afferrare il senso dei tuoi discorsi mentre guardo le tue mele dentro la scollatura e già mi vedo carezzarti le gambe velate dalle calze…
– E poi, guarda Piero, l’ho notato che non ti attraggo più come prima. Che sei distante e distaccato, non mi guardi più. Insomma non hai tensione verso di me-
Prendi il paltò, ti alzi, mi baci sulla guancia e ci sentiamo domani, è tardi ho un sacco di cose da sbrigare.

Ma porca miseria Giulia, è tutta una finta, ma dove vai ( che gambe ragazzi) Giulia dai sono eccitato come un cerino in mezzo ai fuochi d’artificio.

Giulia adesso parlo io

E aspetta un attimo, mica puoi fare così. Che razza di di discussione è questa? Un monologo dal pulpito: adesso ti risiedi e mi ascolti con calma ragazza, adesso te lo dico io come stanno le cose.

Andata. E so che non leggerai nemmeno questo scritto, cosa tene frega a te dei blog. Giulia porca miseria che lunedì di merda.

Weekend

 Piero sono naturalmente io, Giulia ha un altro nome: quando scrissi questa serie di post mi sembrò che darle un altro nome potesse difenderne la privacy: lei è una hostess, conosce molta gente e ama la discrezione. So che sono tutte sciocchezze però mi piaceva tenermi almeno il segreto della sua vera identità, forse pensavo che ciò potesse far durare la storia per sempre. Giulia comunque è viva qui, con me, bloccata in questo tempo e in queste righe, non mi fa nè bene nè male, non più almeno di quanto me ne faccia la vita che ora scorre apparentemente concreta fra le mie mani. I post li scrissi di getto con una violenza sintattica e verbale mai più toccata dopo quando mi sono imposto una misura più composta, più simile alla mia vita apparente. La lingua sembra grezza e superficiale ma vi assicuro che, per quanto mi riguarda, la mia storia con Giulia non potevo raccontarla meglio. Era vera, lo è ancora a modo suo, è una lama che mi ha sezionato crudelmente, anche adesso che riscrivo di lei.

Ho passato la domenica con Giulia e mi sembrava una novità. Perché le donne sono un mistero, una via alternativa o, meglio, una deviazione improvvisa. Pensavo che… mi ero fatto un’idea da qualche mese… tutte cazzate. Giulia era partita ed io non lo sapevo, parlavo con un sosia o un fantasma, fatto bene però.

Ci sono cascato insomma, per mesi sostenuto dal suo profumo e dal sesso, ingannato dal pensiero del prossimo incontro, fregato dal pensiero goloso con cui nutrivo le ore seguenti al suo passaggio, ho vissuto senza di lei. E non me ne sono accorto. Finchè è arrivato sabato, questo sabato. E lei mi ha dato buca, così, con una semplicità disarmante: aveva da fare e per una che lavora in aereoporto non è una novità. Al telefono lei era impegnata e di fretta io piacione e coglione: così mi ha liquidato in fretta – Ci vediamo domani alle 10, OK? – Ok certo Giulia. Avevi già messo giù!

Dovevo capire che il temporale era in arrivo, aveva già cominciato a piovere. Io ho fatto una cosa come un’altra: ho preso l’ombrello e mi sono detto – Fra un po’ spiove.

Sono uscito, fatta la spesa, il giornale, quattro passi,

l’idea di andare allo stadio ( giocano in casa), casa mia,

un primo e un secondo e poi a cascata le solite minchiate che un uomo fa nel pomeriggio per riempire un vuoto che non vuole vedere.

Ci vediamo domani alle 10, perfetto. Domani è domani, se chiudo gli occhi ti vedo benissimo, sento la tuia pelle, mi guardo attorno e cammini dentro questa stanza. Buona sensazione Giulia, attraverso la porta rimasta aperta vedo una tua gonna lasciata sulla spalliera di una sedia: domani te la metti, ed io poi te la tolgo Giulia. Sì certo faccio così e il pensiero vola via in fretta e arriva ad altre mete. Bellissime, come te, come noi, una goduria infinita. Sabato sta svanendo in fretta e il tempo è un’opinione.

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